
Arrivare e partire.
Arrivare è partire di nuovo, ogni volta con un segno nuovo sulla fronte, fino alla dissoluzione, alla salvezza, oltre il codice binario in cui si esiste oppure no.
Ecco la luce
sulla città delle ombre
la città senza domande
la città delle città
dove arriva prima o poi
chi è partito molte volte
sognando in ogni sonno
sogni solo suoi
Sonnambulo
su e giú
avanti e indietro
dentro e fuori
Strade immobili
scale impossibili
e piazze bianche
lavate ogni mattina
dai passi e dalle voci
del giorno prima
E come ogni giorno
in ogni porto
si arriva e si riparte
con un segno sulla fronte
un segno nuovo
di sorpresa e orizzonte
Quando il giorno risveglia
le rotte e le mappe
di nuovo si parte
zitti e svelti
avanti e altrove
la memoria mangiata
dal sole
per onde e miglia
giorni e mondi
indietro e indietro
alla prima risposta
senza uno straccio
di domanda
Nuovi
e consolati
E come ogni giorno
in ogni porto
si arriva e si riparte
con un segno sulla fronte
un segno nuovo
di sollievo e orizzonte
Al tramonto rimangono
solo le ombre
accucciate ad aspettare
un padrone
che se le prenda
e se le porti altrove
avanti e altrove
sotto le suole
a diventare future
di sicuro a sbiadire
di sicuro a finire
Ma quando tornerà
se mai lo farà
non lo riconosceranno
non le riconoscerà
No
Porterà un segno nuovo
sulla fronte
di sollievo
inquietudine
e orizzonte
E come ogni giorno
In ogni porto
Si arriva e si riparte
con un segno sulla fronte
un segno nuovo
d’inquietudine
e orizzonte
Così come ogni porto
pure questo é abitato
dalle ombre spaiate
dispari e dimenticate
mangiate
morsicate
masticate ai bordi
e poi sputate
Confuse dal tempo
sbiadite dal sole
senza neppure il ricordo
di avere avuto un padrone
Vive solo per se stesse
vive per sempre
per sempre risposte
senza domande
salve finalmente
oltre il codice binario
In cui si esiste
oppure no
